Sulla libertà di scienza e scienziati
I veri scienziati sono coloro che rimangono aperti al confronto, leggono il contenuto indipendentemente dal contenitore, dibattono alla pari con altri scienziati, e salvaguardano l’autonomia scientifica di ogni collega qualora la vedesse compromessa da qualsiasi forma di censura. La scienza non detta leggi dello Stato e la legge non può decidere cosa sia scientifico. La libertà della scienza è basata sul rispetto di ogni essere umano e quidi di ogni scienziato. Lo scienziato contrasta ogni forma di censura in favore del libero arbitrio. Basa le proprie posizioni su leggi chiare e codificate ma non impedisce la libertà di espressione di nessun essere umano qualora dissentisse circa tali posizioni. Lo scienziato non considera mai come definitivo il proprio sapere perché ogni vera scoperta è soltanto nel “non conosciuto” e non in ciò che già si conosce! Per questo il vero scienziato da una parte è fermo sulle proprie convinzioni quando può dimostrarle ma allo stesso tempo rimane curioso alla novità, non la svaluta aprioristicamente e nel mostrare disaccordo non impedisce mai la possibilità di un altro essere umano il confronto alla pari o la sua libertà al dissenso scientifico.
L’errore più grande degli pseudo-scienziati è nel credere che la propria verità sia l’unica verità e che quindi, al di fuori del già noto, altro non è dato sapere. Chi si macchiasse di un simile atto starebbe utilizzando soltanto una mera formula inquisitoria, più vicina ad una diddatura oscurantista, che alla democratica libertà di pensiero ed al democratico diritto al dissenso.
Lo pseudo-scienziato, l’inquisitore, ostacola con il proprio potere (mediatico, politico, economico, accademico, ordinistico, ecc.) l’innovazione e si fa scudo con la letteratura pregressa rispetto al nuovo citando la formula ”dalla letteratura scientifica internazionale in nostro possesso è dimostrato che…. quindi tutto ciò che va al di fuori di questo, non può essere scientifico” oppure la più banale dichiarazione “la comunità scientifica è concorde con….” oppure “è ormai appurato, dalle più autorevoli fonti, che….”.
Ciò che è autorevole non è detto che sia la verità. La scienza è sempre probabilistica. Non si può commettere il superficiale errore di considerare il “contenitore” come scientifico anziché il “contenuto”. E’ pacifico che tali formule siano una mera modalità di opporsi a chi, al di fuori del proprio sistema di convinzioni, cercasse di dimostrare altro.
La vera inquisizione non è quella che contrasta ciò che palesemente è alternativo, ma è chi contrasta coloro che, all’interno del sistema potrebbe dimostrare che il sistema stesso non funzione, pertanto viene visto dal sistema di convinzioni dominanti sempre come pericoloso.
L’inquisitore si riconosce quando mette davanti alla sua censura le proprie convinzioni impedendo che esse vengano messe in discussione da altri scienziati citando solo ciò che rimanda alle proprie convinzioni. L’inquisitore vede nell’innovazione il pericolo e non si esime dal giudicare l’innovazione come pericolosa. L’inquisitore non ammette che altro possa essere detto all’esterno della propria accademia.
La storia della scienza o più ampiamente la storia dell’umanità, ci ha insegnato che nessuno può essere portavoce di una verità scientifica superiore ad un’altra in un dato momento storico. Verrebbe meno il confronto alla pari. Nessuno scienziato si può considera superiore ad un altro per ruolo o per titolo. Ecco perché è alto il rischio di creare gruppi con potere decisionale che fanno capo a gruppi accademici.
Troppo spesso, per non dire sempre, nella storia le rivoluzioni scientifiche, ovvero le grandi teorie che hanno cambiato gli assiomi dominanti una determinata cultura, quelle che hanno portato ad un cambiamento epocale nel nostro modo di vedere le cose, sono state osteggiate subendo dalla censura fino alla morte fisica e/o civile chi ne era promotore o sostenitore. Dalla storia più antica a quella più recente la vita per i grandi scienziati non è mai stata semplice.
La logica intrinseca nell’inquisizione (intesa come funzione censoria e non come gruppo costituito) è sempre la stessa e sembra così recitare “al di fuori di ciò che è già rienuto scientifico altro non può essere scoperto”.
Così ad esempio oggi c’è un forte dominio sugli studi genetici in materia di malattie neoplastiche ma pochi sanno che la teoria genica non risolve certo tutti i quesiti ed è soltanto una teoria. Anche le prove di validità della teoria possono essere messe in dubbio da altre teorie e da altre prove. Questo non significa che sia falsa le teoria genetica ma non significa neanche che sia l’unica verità.
Pertanto i sostenitori della teoria genetica alla base delle malattie neoplastiche, qualora rivestissero cariche di potere accademico e decisionale, non dovrebbero mai censurare o impedire ad altre teorie di mettersi sul piano del confronto scientifico con pari rispetto e dignità.
Spesso l’errore più comune è quello di credere che la statistica indichi la scientificità di una teoria, mentre essa attesta soltanto ciò che è più o meno valido rispetto a ciò che è già conosciuto, ma non indica che ciò che è già conosciuto sia la verità assoluta.
Per questo la scienza è libera e non può essere soggetta a censura.
Gli scienziati si distinguono dagli pseudo-scienziati per la loro apertura all’innovazione, per un atteggiamento che non limiti attraverso poteri dominanti di tipo decisionale, la libertà di un proprio pari. Il giudizio di un pari non potrà mai essere superiore, per definizione, a quello di un altro pari.
Gli inquisitori sono coloro che non accettano il confronto, che rifiutano di guardare nel cannocchiale di Galileo, che negano la scientificità di un’argomentazione a priori senza conoscerne i contenuti o rifiutando la possibilità di conoscerli quando essa viene offerta.
Ecco che la scienza si apre alla discussione, al confronto, alla libertà di pensiero e di espressione.
Chiunque, in nome della scienza, cercasse di censurare o impedire l’esercizio della libertà di scelta ad un altro essere umano, ad un altro scienziato, commette presumibilmente un atto di abuso di posizione dominante.
La scienza non solo quindi non può essere censurata, ma neanche può essere istituzionalizzata. Ogni forma di scienza istituzionalizzata non dovrebbe comunque mai impedire ai liberi scienziati e quindi alla scienza, la sua piena libertà di espressione.
Molte fonti (riviste, accademici, ecc.) vengono definite scientifiche e richiamate a giustificare la posizione di ora questo ora l’altro scienziato. Però cosa significa per una rivista essere scientifica? Semplicemente che si occupa di scienza.
Infatti anche qualora una rivista fosse condivisa dalla maggioranza di coloro che si occupa di scienza, questo non rende ogni contenuto in essa contenuto scientifico.
Ecco che scientifico deve far rima con libertà ed autonomia.
Ciò che discrimina quallo che è scientifico da quello che non lo è, è solo l’intelligenza delle persone. Perché quello che oggi al conformismo può apparire non scientifico rispetto alle convinzioni dominanti non è detto che non lo sia.
Pensiamo a quando i medici viennesi affermavano che obbligare un medico od un infermiere a disinfettare le proprie mani prima e dopo un parto era non rispettoso per il personale, andando così contro alle intuizioni del Dott. Semmelweis sulla trasmissione della febbre “puerperale”. Pensiamo a quante vite in più si sarebbero potute salvare all’epoca se tutti avessero dato retta a Semmelweis.
Abbiamo sufficiente storia affinché la nostra comunità possa comprendere cosa sia la reale democrazia basata su un concreta libertà di scelta ed iniziare a rifiutare, illuminati da nuova luce, le forme di censura applicate alla scienza, ai liberi scienziati, ai liberi pensatori, soprattutto quando le nuove conoscenze sono in grado di portare benessere a tutti. Insieme oggi possiamo illuminare la strada verso il futuro, costruire la nostra piramide con i mattoni della scienza mossi da uno spirito di colleganza, per arrivare ad un nuovo ordine delle cose che sappia portare benessere e vera democrazia ad ogni livello.
a cura del Dott. Marco Baranello
psicologo e scienziato italiano
fondatore teoria emotocognitiva
Come Citare Questa Fonte (Norme Internazionali):
Baranello, M. (2010)
Sulla libertà di scienza e scienziati.
Psyreview.org, Roma 27 maggio 2010


